Italia.it chiuderà i battenti?
La storia di Italia.it è la storia di un portale istituzionale nato per essere chiuso. Dopo anni di sviluppo e di ritardi è finalmente giunto a noi il “mega-portale” sull’Italia con l’obiettivo di rilanciare il turismo nazionale all’estero.
Il portale si presenta molto bene dal punto di vista grafico ma a quanto pare, dai dati forniti da Alexa e da un analisi della visibilità sui motori di ricerca, gli obiettivi prefissati non sono stati raggiunti.
Le critiche e le perplessità espresse sul prodotto finale riguardano la sua scarsa usabilità, il mancato rispetto della legge Stanca sull’accessibilità, l’uso eccessivo di grafica flash, la presenza di errori grossolani nei contenuti nonchè varie vulnerabilità sulla sicurezza, tra cui ad esempio quella ad attacchi di tipo XSS.
Non parliamo poi della scarsa visibilità di cui il portale gode sui motori di ricerca.
Ho provato ad immedesimarmi in un turista desideroso di venire a fare una vacanza in italia, ho aperto google e ho inserito alcune tra le “possibili” parole chiave in lingua inglese che utilizzerei per cercare informazioni sull’italia… Nessun link al super-portale! Nella maggior parte delle query di ricerca compaiono nelle prime posizioni dei portali creati da intelligenti iniziative private.
D’altronde non potrebbe essere altrimenti se all’interno del codice HTML della homepage non troviamo nemmeno i META TAG keywords… Infatti, anche se queste piccole cose non bastano per far ottenere un successo tangibile ad un portale, sicuramente la loro mancanza non denota molta professionalità e cura dei particolari.
Per non parlare poi del mancato utilizzo di tecniche di URL REWRITING che a quanto ne sappiamo, hanno molta importanza ai fini di un ottimale posizionamento nei motori di ricerca… dando un occhiata al sito infatti, gli url utilizzati sono molto complessi e nonostante contengano “anche” qualche parola chiave, sono difficilmente indicizzabili dai motori a causa della loro complessità.
Possiamo immaginare a questo punto che qualsiasi tecnica di Search Engine Optimization sia stata totalmente ignorata.
L’unica tecnica utilizzata per migliorare la popolarità del portale è stata farlo presentare a Rutelli, che grazie ad un discorso reso celebre da youtube ha conquistato i turisti di tutto il mondo con la sua tenerezza.
Lasciamo perdere un attimo le critiche e parliamo brevemente della storia del progetto…
Il 16 marzo del 2004 si riunisce un assemblea del Comitato dei Ministri per la Società dell’Informazione che delibera all’interno di un progetto più ampio chiamato Piattaforma Digitale Interattiva (PDI) l’atto di nascita del portale http://www.italia.it/. Il comitato è composto dalla quasi totalità membri del governo ed è nato con l’obiettivo di incentivare, promuovere e coordinare, progetti di ammodernamento tecnologico della PA.
Questo è un documento ufficiale chiamato la “scheda del progetto” con cui si delinea l’intervento, e già dando un’occhiata a questo pdf possiamo capire molte cose sulla qualità della progettazione…
Lo sviluppo del portale viene affidato a Sviluppo Italia all’interno del progetto “Scegli Italia”, un programma teso a contribuire al rilancio della competitività del settore turistico mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie e la realizzazione del portale nazionale del turismo Italia.it .
Sviluppo Italia tramite una gara pubblica ha assegnato lo sviluppo vero e proprio a una RTI capeggiata da IBM.
Sullo stanziamento di fondi non c’è stata molta chiarezza, si parla di 140 milioni di Euro, una cifra da guinness dei primati per lo sviluppo di un portale. La cifra è stata poi successivamente rettificata con altre cifre che vanno dai 25 mil in su.
Infatti sul sito del ministero delle innovazioni tecnologiche (fonte ufficiale) si apprendeva che:
«Il progetto è diviso in due parti. Per la realizzazione del sistema di prenotazione e del portale saranno necessari investimenti per 40 milioni di euro, di cui metà finanziati dal Comitato dei Ministri per la Società dell’Informazione e l’altra metà dai dicasteri coinvolti.
Per i contenuti digitali, che richiederanno un considerevole utilizzo di testi e immagini in tutti i settori, si prevede uno stanziamento iniziale di un centinaio di milioni di euro a cui concorreranno non solo lo stesso Comitato dei Ministri per la Società dell’Informazione e i dicasteri partecipanti, ma anche le Regioni e gli altri soggetti interessati.»
In seguito sullo stesso sito in seguito ad un restyling dell’intero portale la cifra verrà modificata in 45 milioni di euro.
Ora, senza addentrarci troppo in una vicenda complessa che sicuramente presenta dei lati oscuri, vi suggeriamo per approfondire tutta la questione, la lettura di questo blog http://scandaloitaliano.wordpress.com/ interamente dedicato all’argomento.
La notizia di oggi è che il ministro Rutelli dichiara : «Quel sito o cambia oppure è meglio chiuderlo». Lo stesso Rutelli che poco tempo fa dichiaro al margine della presentazione: «una grandissima finestra dal Mondo sull’Italia. Il nostro paese si sta aprendo con un’operazione di straordinario interesse. Tutti i potenziali turisti che sognano l’Italia e che sono decine di milioni, avranno l’opportunità di sapere facilmente come arrivare nel nostro Paese e di scoprire le sue straordinarie qualità».
Ora, indipendentemente da quanto sia stato speso per la realizzazione del portale, indipendentemente dai problemi tecnici che si sono rilevati, buttare un sito entrato nel guinness dei primati per il suo abnorme costo ci sembra un insulto verso i cittadini che pagano le tasse.
A quanto pare nel nostro paese, a prescindere da quanto sia il costo di un operazione, non si riuscirà mai ad ottenere il risultato desiderato in termini di beneficio per i cittadini.
Visto che si è investito così tanto, com’è possibile che il risultato di questo investimento rappresenti un buco nell’acqua?
Ci dobbiamo porre il dubbio se le attuali classi dirigenti siano in grado di esprimere un buon grado di managerialità e soprattuto siano in grado di usare i nostri soldi eticamente.
E se fosse stato progettato bene quanto sarebbe costato?
Alla prossima.
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